E’ da un po’ di giorni che vorrei scrivere qualcosa sull’autismo, e lo spunto me lo ha dato la mia amica Arianna consigliandomi un inteso cortometraggio francese, nel quale una sorellina parla del proprio fratello con sindrome autistica.
Il giorno 2 aprile è la Giornata Mondiale dell’autismo, e proprio come qualsiasi tipo di diversità, se non la si conosce, ci si crea in mente un certo stereotipo legato alle poche informazioni registrate qua e là nella nostra esperienza di vita.


Anche ogni bambino autistico è unico, ha le proprie caratteristiche, le proprie paure, le proprie stereotipie, le proprie abilità, magari anche eccezionali… e il proprio canale comunicativo preferenziale.
Il mio “figlioccio”, e cioè il bimbo di cui io sono la madrina di battesimo, ha tratti autistici.
Sam è bellissimo… ha la pelle chiara e i capelli biondi, e due profondi occhi nocciola.
Ricordo ancora quando accompagnai i suoi genitori al Centro Bambini Autismo a Pordenone… le paure consolidate di mia cugina, i test, la tensione, la stretta allo stomaco ogni volta che la terapista non riceveva la risposta adeguata, l’impotenza che si respirava nell’aria, in quella stanza d’osservazione, e lui, al di là del vetro, che impilava, faceva file simmetriche, si arrabbiava se veniva disturbato.
Era come se noi non riuscissimo a trovare il modo di entrare in contatto con lui.
Ora Sam ha quasi 7 anni, frequenta la scuola con un insegnante di sostegno, e il suo progetto di studio è uguale a quello degli altri, anzi, a dire il vero lo hanno già completato per quest’anno.
Sam parla italiano e inglese, tante e tante parole che si capiscono anche se non si vive con lui, legge da quando ha 5 anni, sorride, anzi ride, ti guarda negli occhi, è autonomo, ha limitato tante stereotipie e… abbraccia.
Non tutti, non sempre, ma mi piace pensare che tra me e lui ci sia un legame speciale, e quel legame, la prima volta è nato qui.
Mi vengono in mente le parole che mia cugina mi ha detto qualche giorno fa…

“Io non vedo mio figlio come un bambino disabile. E’ mio figlio, con i suoi limiti ma con le sue tante capacità, che ha fatto grandi progressi e che so ne farà ancora, perchè sente che noi crediamo in lui. Come posso definirlo “diverso”? Sam è semplicemente unico”.

A volte mi sento dire:
“beh, sei brava a crescere un figlio con difficoltà, io non so se ci riuscirei”

Ma io non mi sento “brava”. Io mi sento “mamma” e come mamma voglio il bene dei miei figli, comunque essi siano. Non soffermandomi o soffrendo troppo se loro non comunicano come me o se deludono le mie alte aspettative, ma sforzandomi di trovare io il canale giusto per entrare in contatto con loro.
Una volta trovato quello… si è in due a crescere!

Ed è confortante sapere che in molti la pensano come me…